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Lancio Campagna Referendaria per il No alla Riforma Costituzionale e raccolta firme

Secondo i sondaggi con l’ Italicum il MoVimento 5 stelle ha buone possibilità di andare al ballottaggio e vincere, ottenendo il 60% dei seggi alla Camera.
Perché allora siamo contro l’ Italicum e raccogliamo le firme per i referendum contro il premio di maggioranza e i capilista bloccati?
PERCHÉ È UNA LEGGE INIQUA E PERICOLOSA.
Consegnerà la nostra democrazia rappresentativa nelle mani delle segreterie dei partiti, e farà convergere i voti verso chi spenderà di più nella propaganda sui grandi mezzi di comunicazione.
Anche i partiti minori si ridurranno al ruolo di nicchia, e saranno la riserva indiana di pochi notabili, collusi o tollerati.
Il pluralismo sarà affossato; si amplificherà la rinuncia a partecipare alle elezioni; si governerà l’insieme delle istituzioni da una ristretta cabina di regia, senza contrappesi. È il primo passo del presidenzialismo autoritario per cui da anni sta tramando il gruppo eversivo creato con la P2 e il sistema corruttore dei numerosi comitati d’affari infiltrati ormai ovunque.
La Costituzione potrà essere definitivamente stravolta da una minoranza ben organizzata e ben finanziata dalle lobby.
La raccolta delle firme per abrogare l’Italicum è il primo impegno per costruire la rete organizzativa che ci consentirà in ottobre di sostenere il NO alla riforma costituzionale.
Partecipate numerosi all’incontro di sabato 30 aprile alla Gran Guardia: non è rivolto solo agli attivisti del M5s, è aperto a tutti i cittadini che hanno a cuore la sopravvivenza della democrazia partecipativa e rappresentativa.
Non lasciamo il futuro ai professionisti della politica!

Chi ha vinto?

Chi ha vinto davvero domenica scorsa al referendum sulle trivelle?
I promotori un risultato l’avevano già ottenuto ancora prima quando il Governo era stato obbligato, per svuotarne il contenuto, a modificare lo Sblocca Italia per la parte che riguardava le trivellazioni in mare. Adesso speriamo che i “vincitori” non vogliano strafare. La bocciatura di questo referendum non può e non deve voler dire promozione o, addirittura, incentivazione della produzione di energia da fonti fossili. Sarebbe la sconfessione di una politica energetica che ha portato le fonti rinnovabili al 40% della produzione italiana di elettricità. Il 45% è prodotta dal gas e il restante 15% ancora da 13 vecchie centrali a carbone. Con questi livelli di rinnovabili siamo in testa in Europa, diamo un forte contributo alla riduzione di emissioni di CO2, diminuiamo la nostra dipendenza dall’estero, favoriamo un’occupazione molto più promettente in qualità e quantità rispetto alle fonti fossili. La piccola battaglia persa non ci deve scoraggiare. Bisogna insistere ancora perché in Italia siano sostenute, per esempio, le rinnovabili diffuse invece di quelle concentrate in grandi impianti a terra. Non dobbiamo stancarci di insistere perché si attuino politiche serie e durature di risparmio e di efficienza energetica. La prima e vera fonte di energia è consumarne meno e meglio, come ci spiega il Prof. Maurizio Pallante nel suo ultimo libro: “Destra e Sinistra addio”. Le Regioni mettano mano ai servizi inefficienti, tipo depuratori e rifiuti ­che dipendono da loro­ e offrano aiuto e sostegno ai poveri Comuni che spesso sono lasciati soli a lottare contro le “lobbies” della raccolta e dello smaltimento.

Francesco Gennaro
Consigliere Comunale M5S – Rovigo

Referendum sulle trivellazioni

Un referendum che nasconde una trappola. Una chiamata alle armi monca. Una battaglia necessaria che non risolve il problema.

Il referendum sulle trivellazioni a cui come cittadini siamo chiamati a rispondere è il frutto della politica ambigua delle regioni e di quella furba del governo.

È un referendum contro le trivellazioni? No. O, cioè, non del tutto. È un referendum che mira a quegli impianti off shore, situati all’interno delle 12 miglia dalla costa, e già operativi.

Una piccola parte di quelli esistenti e che ammorbano il nostro mare, insomma.

Ma è un referendum che chiama i cittadini a dare una prima risposta su un tema caro a tutti noi e al Movimento 5 Stelle: lo sfruttamento del nostro territorio e soprattutto la scelta di quale futuro volere e immaginare per l’Italia.

Per tutto questo dobbiamo andare a votare. E dobbiamo votare sì. Nonostante il tentativo del governo di boicottarlo: perché è evidente che questo è lo scopo nel fissare la data del voto al 17 aprile.

Avevamo chiesto tutti (comprese le associazioni ambientaliste) di votare nello stesso giorno delle amministrative. Era indispensabile un election day per portare i cittadini in massa al voto ma il governo non ha mai avallato questa ipotesi. Siamo consapevoli che il quorum potrebbe non essere raggiunto. Ma questo è un referendum importante e siamo tutti chiamati a partecipare.

Consapevoli che non è LA risposta, ma una prima risposta per fermare lo scempio delle nostre coste e del nostro Paese.

Perché noi diciamo No alle trivellazioni, ma a TUTTE le trivellazioni. Offshore e terrestri. Perché l’energia fossile è il passato mentre il futuro è e deve essere rinnovabile. Oltretutto è ormai risaputo (ed è stato ribadito in numerose audizioni parlamentari) che il petrolio italiano è di scarsa qualità. Qualora fosse estratto totalmente basterebbe a soddisfare la domanda interna per nemmeno due anni. E noi vogliamo mettere a rischio il nostro equilibrio ambientale, la sostenibilità, vogliamo correre il rischio di incidenti rilevanti, a mare e a terra, vogliamo inquinare e rendere aridi i nostri territori? No.

Per questo andremo a votare questo referendum pur riconoscendone i limiti. E BISOGNA VOTARE SI’.
Inoltre come movimento 5 Stelle appoggiamo con tutte le forze la raccolta firme per una nuova proposta referendaria, da attuare nel 2017, contro tutte le trivellazioni.

Disastro rifiuti – ultimo atto?

Tra 10 giorni, martedì 29 marzo, scade l’ultimo termine concesso alla Provincia di Rovigo per l’autorizzazione a conferire i rifiuti urbani provenienti dal bacino Rovigo 1 presso la discarica tattica di Sant’Urbano. È una scadenza che appare difficilmente prorogabile, a leggere tra le righe della premessa insolitamente aspra con cui l’estensore del Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 184 del 29 dicembre 2015 [Bur n. 6 del 22.01.2016] ha accolto la forzatura provocata dalle inadempienze del Commissario liquidatore del Consorzio RSU di Rovigo: il mancato completamento nei tempi previsti del primo stralcio della bonifica di Taglietto 1 e la perdurante inagibilità dell’impianto di trattamento di Sarzano.

Ormai appare molto improbabile che Taglietto 1 possa essere resa funzionante in tempo utile: per evitare il tracollo dello smaltimento in tutta la provincia è probabile che Ecoambiente srl sarà autorizzata a procedere anche per gli altri Comuni come già avviene per il prodotto conferito da Rovigo: farà ricorso agli inceneritori regionali di Padova e Schio. È da immaginare che le pratiche siano già state attivate, per scongiurare il pericolo imminente dell’accumulo dei rifiuti per le strade e del rischio lavorativo per le centinaia di operatori impegnati.

Questa sarà non solo la testimonianza dell’ennesima sconfitta delle nostre istituzioni locali, costrette a sostenere costi in eccesso oltre agli sprechi di milioni di euro già sopportati; si certificherà anche in modo definitivo il tracollo completo dell’accordo tra Comune di Rovigo, Ecoambiente srl, Consorzio Rsu.
La Convenzione dell’11 novembre 2015 (di fatto una manleva concessa con troppa fiducia e troppa generosità da Ecoambiente al proprio socio Consorzio Rsu) è inapplicata nei punti essenziali, riassunti nel preaccordo del 5 novembre e nei 13 punti del relativo cronoprogramma.

È interesse di Ecoambiente srl attivare in autotutela la procedura di sospensione di detta convenzione, in attesa di verificare tramite gli atti che spettano all’assemblea del Consorzio Rsu e in particolare al Comune di Rovigo la effettiva consistenza e la titolarità della struttura aziendale del Consorzio Rsu.

Il Comune di Rovigo deve denunciare le inadempienze del Consorzio Rsu di cui è nello stesso tempo comproprietario e socio in Ecoambiente, con due semplici determinazioni:

1
la richiesta che la Regione nomini con urgenza il Commissario ad acta che risolva lo stallo nella costituzione del Consiglio di bacino e porti al superamento della gestione commissariale (senza procedere adapprovare una nuova convenzione che sarà ulteriore ostacolo e fonte di contenzioso);

2
chiedere il recesso dal Consorzio Rsu tramite il ricorso al c. 2 dell’art. 2473 del Codice Civile – il c. 3 dello stesso articolo determinerà chiarezza e trasparenza anche sulla struttura patrimoniale del Consorzio Rsu.

3
Per la completezza dei propri atti il Comune di Rovigo deve far applicare anche l’art. 114 del TUEL (D. lgs. n. 267/2000) che al c. 8 stabilisce gli atti da sottoporre all’approvazione del Consiglio Comunale [a) il piano-programma, comprendente un contratto di servizio che disciplini i rapporti tra ente locale ed azienda speciale; b) il budget economico almeno triennale; c) il bilancio di esercizio; d) il piano degli indicatori di bilancio] – adempimento preventivo rispetto all’approvazione del proprio bilancio, da anni colpevolmente disatteso.

4
Rispetto al bilancio di previsione 2015 approvato in forma irregolare dal Commissario liquidatore del Consorzio Rsu nel settembre scorso e comunicato nel mese di novembre, il Comune di Rovigo deve formalmente eccepirne la nullità e contestare l’elevato e ingiustificato aumento del Contributo Consortile passato senza giustificazioni da 9,21 euro/t. a 14,43 euro/t.;

5
Il finanziamento concesso da Ecoambiente srl al Consorzio Rsu tramite l’anticipo dei canoni per il conferimento a discarica per il 2016 e il 2017 e per la gestione dell’inutilizzabile compattatore di Sarzano deve essere revocato e richiesto in restituzione con decreto ingiuntivo per evitare il probabile rischio di una grave accusa di reato per sottrazione di risorse pubbliche a vantaggio e profitto del socio proprietario.

Gestione amministrativa prossime consultazioni elettorali – baratto amministrativo

Prima delle elezioni amministrative di giugno che offriranno ai cittadini la possibilità di eleggere Cristina Caniato sindaco del comune di Adria per il MoVimento 5 Stelle, gli adriesi saranno chiamati alle urne anche il 17 aprile per la consultazione referendaria per votare SI’ al blocco delle concessioni esistenti in materia di estrazioni e trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa.
Due momenti in cui l’apparato elettorale verrà attivato, purtroppo con un notevole impegno economico per la città di Adria visto il rifiuto da parte dello Stato ad accorpare i due eventi ma, il buon senso che avrebbe portato al risparmio, passa in secondo piano rispetto al chiaro disegno da parte del PD di boicottare il referendum cercando di impedire il raggiungimento del quorum senza rischiare di intaccare la quota di elettorato che si presenterà per le amministrative.
Il MoVimento 5 Stelle e il candidato sindaco Cristina Caniato, circa questi appuntamenti, intendono invitare l’amministrazione a privilegiare nella nomina degli scrutatori, le persone iscritte all’albo degli scrutatori, in stato di disoccupazione e le persone prese in carico dai servizi sociali in condizioni di povertà o con reddito limitato o situazione economica disagiata. Caniato chiede inoltre di conoscere il criterio con cui verrà affidato il servizio di ‘custodia materiale depositato nei seggi, ricevimento delle forze dell’ordine, servizio di pulizia ai seggi e delle strutture interessate’, servizio che per le due consultazioni si aggira attorno ai 10.000 euro e fino ad oggi è stato affidato dalla giunta Barbujani sempre alla stessa cooperativa che da 5 anni gestisce tutti i servizi esternalizzati: pulizie, verde pubblico, trasporto scolastico, servizi cimiteriali ed altro, per una somma complessiva che supera il milione e mezzo di euro.
Con Cristina Caniato sindaco, dal Programma di governo per la città di Adria, questi servizi verranno assegnati attraverso l’applicazione del baratto amministrativo, uno strumento di amministrazione e servizio di cittadinanza attiva già introdotto con l’art 24 del D.L. 133/2014, che consente ai cittadini bisognosi di pagare i debiti relativi a tasse, tributi come Tasi, Imu, Tari e contravvenzioni varie, attraverso il proprio lavoro.
Una sorta di scambio virtuoso: lo sconto sul pagamento (o l’esenzione) di una tassa locale o un altro debito con le casse municipali, in cambio di un impegno concreto per “migliorare” il territorio, come la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano  e la piccola manutenzione delle scuole.
L’articolo 24 del decreto Legge lascia ampio spazio alle amministrazioni locali per individuare le forme di partecipazione della cittadinanza attiva, soprattutto se riunita in associazioni, al miglioramento e la cura del proprio paese e città.
Nessun costo quindi sarà sostenuto dalla città per le consultazioni da quando Cristina Caniato sarà sindaco di Adria, nello specifico un risparmio di 10.000 euro, e la possibilità di recupero di crediti ormai diventati inesigibili.
Una città virtuosa è possibile e questo è solo un primo esempio concreto, un regolamento di facile applicazione e di straordinaria efficacia che il MoVimento 5 Stelle ha già fatto proprio dalla sua nascita.

Contro la gestione autoritaria del confronto politico

DICHIARAZIONE DEI CAPIGRUPPO DI MINORANZA –
Livio Ferrari, Francesco Gennaro, Silvia Menon, Nadia Romeo, Antonio Rossini

Dopo l’ultima seduta del Consiglio Comunale è evidente che il disagio di molti eletti, anche nella maggioranza, non è un dato di fatto occasionale e transitorio: l’insoddisfazione, e la protesta, sono l’esito di un degrado istituzionale che non ha precedenti, nemmeno nell’esperienza controversa e  drammatica dell’amministrazione Piva.
Fattore determinante – assieme alla scarsità di risorse, alla mancanza di idee guida rilevanti e all’incapacità di risollevare la persistente crisi organizzativa e amministrativa con un comparto dirigenziale logorato – è la presunzione di autosufficienza, supponente e autoritaria, da parte di una maggioranza male assortita che si arrocca sui numeri ma perde di vista progetto e ispirazione.
Già al momento delle dichiarazioni programmatiche abbiamo notato la desolante ristrettezza, l’angustia perfino lessicale di una giunta che pretende di affrontare, senza essere attrezzata, i problemi gravosi di una città capoluogo in rapido declino, senza identità e depauperata.
La diversità tra le componenti e i gruppi che in modo diverso fanno riferimento al sindaco e al presidente del consiglio costringe ad un delicato equilibrio reciproco per riconciliare i ruoli di governo principali dell’amministrazione, esercitati sempre con spirito di compromesso adattivo – il pragmatismo del piccolo potere, labanale spartizione. È per questo vizio di origine che la maggioranza deve dedicarsi ogni giorno alla propria sussistenza e spende per l’autotutela le energie e le capacità dirottate da un vero e libero confronto politico di qualità elevata.


Fin dall’inizio abbiamo assistito all’occupazione pervicace di tutte le cariche: presidenza e vicepresidenza del consiglio, presidenza e vicepresidenza di tutte le commissioni consiliari, nomine di schieramento negli enti partecipati – senza  alcun rispetto per la prassi consolidata e per le garanzie di pesi e contrappesi su cui regge l’equilibrio della democrazia rappresentativa libera e partecipata.
Debolissima è l’articolazione di funzioni all’interno della giunta, con casi clamorosi di contestazione fino alla intimidazione e alla revoca del mandato (altro segno che il dissenso costruttivo è avversato); nel contempo resta vischioso e insofferente il rapporto con i dirigenti e il personale apicale, nullo il coinvolgimento dell’insieme del personale.


A fronte di un grande sforzo esteriore sulla strategia comunicativa, tutta incentrata sulle parole d’ordine del sindaco e i pochi fatti di qualche assessore, non c’è nessuna idea innovativa per migliorare la trasparenza, l’accesso ai servizi, la comunicazione istituzionale nel senso più adeguato del termine, e gli stessi rapporti con le forze attive della città.
La guida del comune capoluogo sull’area territoriale più ampia richiede intelligenza e consapevolezza, una progettazione di medio-lungo periodo, ma ogni pretesa è azzerata dalla evidente avversione suscitata negli interlocutori dai modi  del sindaco impastati di aggressività e imposizione, branditi anche quando non necessari, – tutti siamo arruolati nella categoria del “nemico”, anche quando solo non allineati.


All’interno del consiglio comunale, al di là di pochi episodi di alcune mozioni approvate in modo unanime e trasversale e poi prontamente accantonate nei cassetti delle pratiche inutili, gli emendamenti e le proposte della minoranza sono sempre da scartare preventivamente, accolti con evidente dispregio, spesso con la maleducazione e l’insolenza di cui il sindaco sa anche vantarsi.
In questo quadro si aggiungano il rifiuto di utilizzare strumenti condivisi, la imposizione del calendario delle commissioni e dei consigli (spesso troncati su semplice richiesta della maggioranza), la rinuncia ad approvare un regolamento per le nomine, il confronto strumentale e opportunistico con gli enti partecipati.


Negli ultimi mesi c’è stata la decisione senz’altro inopportuna, forse illegittima, di mescolare alle funzioni generali e di garanzia del segretario generale, il compito più parziale e specifico di capo di gabinetto del sindaco. Proprio al segretario generale dobbiamo il richiamo ai presidenti delle commissioni, rimproverati per essere stati indotti a travalicare i propri compiti, e la trovata – certo non è un’urgenza condivisa – di una restrittiva revisione del Regolamento del Consiglio e delle commissioni, che limiterà perfino il nostro diritto di parola e di autonoma iniziativa.
Nell’insieme un’impostazione autoritaria e presuntuosa alla quale dovrebbe far da scudo la conferenza dei capigruppo, che però ègestita dal presidente del consiglio come organo pleonastico e mero snodo di comunicazioni di calendario, già predecise con il sindaco.


In questa spartizione di potere tra sindaco, presidente del consiglio e segretario generale, alla minoranza resta certamente il compito di critica: con interpellanze, mozioni e tramite i mezzi di comunicazione abbiamo mantenuto l’impegno – finora senza atti di ostruzionismo o di forte pressione  esterna – ad incidere sulla formazione di atti e provvedimenti di utilità pubblica. Ci siamo tuttavia convinti che la nostra azione è privata di agibilità politica all’interno dell’amministrazione, dove il confronto è rifuggito. Se vogliamo davvero esercitare una funzione di indirizzo e di controllo e di stimolo/interlocuzione rispetto alle povere linee programmatiche del sindaco dobbiamo cominciare a segnare delle forti discontinuità.
Il primo segnale di contrapposizione rispetto ad una tanto ottusa conduzione del potere è oggi decidere di azzerare la conferenza dei capigruppo: strumento reso inutile dalla mancanza di autorevolezza del presidente del consiglio, organo irrilevante la cui insussistenza va smascherata.
Che vi sia pure una svelta conduzione maggioritaria degli organi gestionali, senza infingimenti e senza ritualità.
Il tempo delle buone maniere è finito, e così la falsa rappresentazione verso l’esterno di una condivisione di responsabilità.
Esprimeremo decisamente le nostra contrarietà, e troveremo modi efficaci.

Veneti & mafia

Convegno e dibattito

Veneto & Mafia

Presenta e modera la serata:

Patrizia Bartelle in Grillo
Consigliera Movimento 5 stelle Regione Veneto

Relatori:

Prof. Vincenzo Guidotto
Consulente della “Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata o similare” e membro del “Gruppo di Lavoro finalizzato a promuovere iniziative ed attività volte a sostenere la cultura della legalità tra i giovani” del M.I.U.R.

Tema: Veneto e mafia: sono infiltrazioni?

Dott. Carlo Negri
Per dieci anni ha rivestito il ruolo di G.I.P. e ora è giudice del dibattimento penale presso il Tribunale di Rovigo

Tema: Infiltrazioni: impatto sui mercati, come se ne esce?

A seguire dibattito pubblico

Per info: comunicazione@patriziabartelle.it

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