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Giù le mani dalla città Basta supermercati e centri commerciali

Ci troviamo martedì 12 dicembre per portare a conoscenza della cittadinanza cosa stia succedendo negli uffici del Comune, dopo che, il 30 settembre scorso, è scaduto il termine per le manifestazioni d’interesse dei privati per il Piano d’intervento del commercio…. 6 proposte, ancora supermercati a scapito di aree verdi (PARCO BARUCHELLO)!

Diciamo NO a queste operazioni speculative perché:
– aumentano il consumo di suolo rispetto alle previsioni
– deturpano il paesaggio dell’area
– provocano aumento di traffico e di smog
– distruggono il parco pubblico oggi esistente
– aumentano il rischio idraulico in una zona già molto critica
– favoriscono ancora una volta la grande distribuzione a scapito del piccolo commercio di paese!

Cittadini, associazioni, amministratori e tecnici sono invitati a portare le loro testimonianze.

Durante la serata si darà il via alla raccolta firma della petizione per fermare questo progetto!

Grazie in anticipo a tutti coloro che interverranno
Gli organizzatori

 

GIÙ LE MANI DALLA CITTÀ – BASTA SUPERMERCATI E CENTRI COMMERCIALI

Ci troviamo martedì 12 dicembre per portare a conoscenza della cittadinanza cosa stia succedendo negli uffici del Comune, dopo che, il 30 settembre scorso, è scaduto il termine per le manifestazioni d’interesse dei privati per il Piano d’intervento del commercio…. 6 proposte, ancora supermercati a scapito di aree verdi (PARCO BARUCHELLO)!

Diciamo NO a queste operazioni speculative perché:
– aumentano il consumo di suolo rispetto alle previsioni
– deturpano il paesaggio dell’area
– provocano aumento di traffico e di smog
– distruggono il parco pubblico oggi esistente
– aumentano il rischio idraulico in una zona già molto critica
– favoriscono ancora una volta la grande distribuzione a scapito del piccolo commercio di paese!

Cittadini, associazioni, amministratori e tecnici sono invitati a portare le loro testimonianze.

Durante la serata si darà il via alla raccolta firma della petizione per fermare questo progetto!

Grazie in anticipo a tutti coloro che interverranno
Gli organizzatori

 

Giù le mani dalla città Basta supermercati e centri commerciali

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Movimento 5 stelle di Rovigo e il referendum sull’autonomia

La posizione del Movimento 5 stelle di Rovigo riguardo al referendum consultivo del 22 ottobre prossimo è contraria. Ci chiediamo: gli stessi governanti del Mose, dei PFAS, delle Banche venete, della Pedemontana, degli Ospedali costruiti in projet financing ecc. ecc. sono così “virtuosi” da meritare una maggiore delega in campo amministrativo?

Il Referendum è uno strumento di democrazia diretta che ci piace, va difeso e, in prospettiva, addirittura potenziato. Noi crediamo in un’autonomia che serva le comunità locali, che permetta ai cittadini di poter determinare più direttamente i servizi e le priorità del governo nel proprio territorio. Crediamo che i cittadini del Veneto abbiano tutto il diritto di vedersi riconosciute tali forme di autonomia. Tutto ciò però non riguarda questo referendum, bensì il contenuto delle trattative tra governo e Regione: una strada mai percorsa, lo ribadiamo, da chi ha amministrato il Veneto dal 2001 ad oggi.

Le Giunte regionali a guida leghista di Lombardia e Veneto spenderanno quasi 50 milioni di euro per il Referendum del 22 ottobre, un abile escamotage per distrarre i cittadini dal malgoverno di queste due Regioni che ormai trova quotidiane conferme.

Vorrebbero farci credere che si andrà a votare per l’autonomia fiscale, per diventare come Trento e Bolzano, per l’indipendenza del Veneto. La verità è che un referendum consultivo non può portare alcuna indipendenza politica. La verità è che un referendum consultivo non può farci ottenere alcuna autonomia fiscale. La verità è questo referendum consultivo non cambierà assolutamente niente per i veneti. Fatta eccezione per i 14 milioni di euro ( più alcuni milioni per la pubblicità) buttati dalla finestra, dato che, come tutti sanno, le Regioni possono trattare direttamente con lo Stato maggiori poteri, come consente la Costituzione, senza alcun bisogno di un inutile referendum consultivo.

Una grande “arma di distrazione di massa” , una mossa elettorale a spese di noi contribuenti. I partiti che da due decenni ci governano dai palazzi veneziani, Lega e Forza Italia, non hanno mosso un dito per l’autonomia del Veneto nemmeno quando erano al governo del Paese, nonostante ad ogni elezione questa promessa fosse nei loro programmi, perché il vero scopo di questa consultazione non è l’autonomia: è dare un ulteriore assegno in bianco ad una classe dirigente che governa ininterrottamente il Veneto da ventidue anni.

Ci raccontano di una Regione “virtuosa” e di uno Stato “sprecone”.

Ngli ultimi 20 anni la nostra Regione ha perso continuamente posti nell’economia globale. Venti anni di sprechi, di mala gestione, di una gestione pubblica a vantaggio di pochi e non dei cittadini “normali”, di dissento ambientale e di deturpazione del paesaggio.

Una Regione che ha accumulato debiti colossali a danno della spesa sanitaria e per il sociale, sotto i colpi di disastrosi “project financing” , dalle autostrade ai nuovi ospedali costruiti e gestiti dai “soliti noti” , ma pagati dalla Regione, finiti in molteplici inchieste. Per non parlare del disastro ambientale ed economico delle autostrade Pedemontana lombarda e veneta , della BreBeMi, della Valdastico , che peseranno per generazioni sulle spalle dei veneti. E non dimentichiamo lo scandalo del Mose, la più grande tangente delle storia repubblicana, oltre un miliardo di euro di soldi passati nella maggior parte , in varie forme, a politici e dirigenti veneti.

Non dimentichiamoci poi del più vasto inquinamento ambientale costituito dai PFAS , che tocca ben 4 province e centinaia di migliaia di abitanti, mentre Zaia – che non aveva mai dato ascolto agli allarmi lanciati da comitati e associazioni – afferma falsamente che i limiti regionali sono i più bassi del mondo.

Paghiamo e continueremo a pagare cara la loro assoluta incapacità di fronte alla vicenda delle banche popolari: Zaia & C. non solo hanno permesso che per decenni la finanza veneta – su cui avevano il dovere di sorvegliare – venisse taglieggiata dalle “gang bank”, spesso di nomina politica, ma pure sono riusciti a non far niente per impedire che una multinazionale

come Banca Intesa si mangiasse quello di buono che ne rimaneva, lasciando i debiti allo Stato e nella disperazione migliaia di clienti, cittadini e piccole imprese.

Insomma, la classe dirigente regionale è in piena bancarotta, morale e politica. E così, con un finto referendum su una finta autonomia, cercano di distrarci dai disastri e dagli sperperi compiuti dalle giunte regionali , quasi che fossero colpa dello Stato centrale.

“Prima i veneti”, dicevano. Bene: questa volta lo diciamo noi, perché non siamo contro l’autonomia. Al contrario, perché ne vogliamo una vera: che vada a vantaggio delle popolazioni, dei Comuni, non del neo-centralismo della Giunta regionale di Zaia, non dei politicanti e dei loro amici annidati nei centri di potere del tutto opachi delle Società regionali, delle Partecipate, delle Imprese in cui si intrecciano politica ed affari.

Questa consultazione non sarà un momento di espressione democratica del popolo sovrano come lo furono, ad esempio , i referendum sui beni comuni del 2011 (per l’acqua pubblica ed il no al nucleare) o quello sulla riforma della Costituzione. Questo è un plebiscito che servirà solo ad alimentare il potere di chi ci comanda. E in un plebiscito quello che conta non è la percentuale dei Sì o dei No: quello che conta è solo quanta gente andrà effettivamente a votare dando un mandato in bianco a Zaia e Maroni.   

Per il Movimento 5 stelle di Rovigo e Provincia 
consiglieri e attivisti della provincia di Rovigo
Patrizia Bartelle, Francesco Gennaro, Elena Suman, Ivaldo Vernelli

Referendum sull’Autonomia

Il prossimo 22 ottobre si svolgerà in Veneto e Lombardia un referendum per una maggiore autonomia della Regione. Il dibattito in merito a questa consultazione ha fatto emergere, all’interno del M5S, alcune criticità. Niente di grave e irreparabile, per fortuna. Il referendum è solo consultivo (una specie di sondaggio)e non è vincolante. Il problema che è sorto, si è creato nel momento in cui alcuni portavoce regionali e parlamentari veneti hanno deciso di appoggiare il sì e si sono esposti anche pubblicamente in tal senso. La possibilità di avere delle opinioni personali in merito non si discute, ma un orientamento a favore del sì non è stato deciso dalla base degli attivisti con le consuete modalità di voto on line e nemmeno è stata presa dall’alto con una consultazione fra parlamentari nella apposita Commissione. Ci sono altrettanti parlamentari e altri portavoce regionali e comunali del Veneto che hanno un’opinione diversa (non serve che ne faccia l’elenco). Cerco di riassumere. Il Referendum è uno strumento di democrazia diretta che ci piace, va difeso e, in prospettiva, addirittura potenziato. Il quesito sull’”autonomia” (l’unico che è stato ammesso dalla Corte Costituzionale) è generico. Non specifica per quali materie si vuole iniziare la trattativa con il Governo ed è anche un po’ fuorviante perché usa il termine “autonomia” invece del più corretto “maggiore decentramento amministrativo”, di cui effettivamente si tratta. Questo referendum non chiede l’indipendenza del Veneto, non riguarda alcuna secessione dallo Stato italiano e, per ultimo, non chiede che il Veneto diventi una Regione a statuto speciale come la Val d’Aosta o la Sicilia. Non era un referendum necessario. La regione fin dal 2001 poteva avviare le procedure per attivare la trattativa per un maggiore decentramento. Non l’ha fatto nonostante il Governo nazionale avesse tra i suoi ministri sia Zaia che Maroni. Si spendono 15 milioni di euro inutilmente. Gli stessi governanti del Mose, dei PFAS, delle Banche venete, della Pedemontana, degli Ospedali costruiti in projet financing ecc. ecc. sono così “virtuosi” da meritare una maggiore delega in campo amministrativo? Penso che sia legittimo avere qualche dubbio. La questione che però mi sembra più rilevante sottolineare qui, oggi, è di natura politica. Il referendum è stato promosso dalla Lega e tutti i partiti, da Forza Italia al PD, hanno scelto “ufficialmente” di co-cavalcare il quesito per non lasciare alla sola Lega questo cavallo di battaglia che è molto popolare. E’ una scelta tattica furba e opportuna (oppurtunistica?)? Ovviamente ognuno di voi che mi legge è grande abbastanza per avere un’opinione. Se tutti i partiti sono per il sì, la vittoria non sarà solo della Lega. I parlamentari e i portavoce regionali che hanno fatto questa “opzione” tattica, potrebbero avere ragione. Chi lo sa? Anche se questa tattica di accodarsi al PD fa venire l’orticaria a molti altri attivisti, portavoce e parlamentari veneti, ormai la scelta sembra compiuta ed esporsi in senso contrario appare tardivo e rischia in aggiunta di essere controproducente  per l’immagine del movimento nel suo insieme che ha bisogno di rimanere unito prima delle elezioni politiche. Una esposizione per il no o l’astensione, inoltre, “taglierebbe la faccia” a coloro che, purtroppo frettolosamente e senza mandato, si sono già esposti. Per fortuna il giorno dopo il 22 ottobre non cambierà nulla. Il governo Gentiloni, che è in scadenza, rimanderà al prossimo governo di iniziare la trattativa e ci sarà il tempo per dimenticare.

La lezione che mi piacerebbe imparassimo da questa consultazione è che la prossima volta, quando ci sarà da discutere di qualcosa di veramente importante e decisivo, i portavoce e gli attivisti fossero chiamati a esprimersi dopo essere stati informati e interpellati. Il movimento cresce se rispetta i suoi “valori” fondativi: informare, discutere, votare. La forma e il metodo sono anche la sostanza che ci differenzia dagli altri.

Quindi:non litighiamo per una cosa inutile. Il voto è segreto e il 22 ottobre ognuno farà quello che, in coscienza, riterrà più coerente con le proprie opinioni.

 Francesco Gennaro

Quando la piscina va a “fondo”

Aggiornamento
Il video integrale dell’incontro:
https://www.facebook.com/rovigocinquestelle/videos/1722350991108557/

Il Movimento 5 Stelle di Rovigo, il 12 Ottobre alle 21:00 incontrerà, alla Gran Guardia, la cittadinanza per discutere il problema del Polo Natatorio che sta mettendo in crisi il Comune di Rovigo.
Sono invitati in particolare i componenti della Commissione d’inchiesta comunale sulla Piscina Baldetti che nel 2014, per primi, hanno portato alla luce l’intricata questione che vede oggi il Comune di Rovigo indebitato per quasi 8 milioni di Euro.
Vogliamo ridurci alla bancarotta come nel 2008 toccò al comune di Catania? Il “dissesto” del Comune di Rovigo significa che a pagare i creditori saremo sempre e comunque noi cittadini, anche se qualcuno può tentare di cantare vittoria se riuscirà ad accordarsi per ridurre l’ammontare del debito.
Troppe ombre stanno scendendo sull’operato dei politici degli ultimi 20 – 30 anni; a partire da quando è sorto il centro commerciale a sud della città a quando si è pensato di costruire altri raccordi stradali a nord (a ridosso di terreni che molto probabilmente diventeranno edificabili), non abbiamo ancora visto al governo di questa città persone che abbiano veramente a cuore il bene comune e non il proprio o del proprio gruppo politico.
È per questo che vi inviamo numerosi, per condividere quanto siamo riusciti con difficoltà a conoscere; è giunto il momento di svelare, per il futuro di Rovigo, le trame degli apparati politico-affaristici che condizionano il voto dei cittadini e le alleanze trasversali tra i partiti.
È giunta l’ora di attaccare le consorterie e dire basta alla dissoluzione del bene comune e della pubblica amministrazione. Il M5s chiama i cittadini all’impegno attivo per il futuro di Rovigo, del Polesine e dell’Italia.

Vaccinazione “bene comune”

Il dibattito pubblico, tuttora in corso, sulle nuove norme per le vaccinazioni per le malattie infettive in età pediatrica ha portato alla luce una questione aperta molto seria: il rapporto tra il bene individuale e il bene comune. Anche se molti cittadini non se ne sono accorti, perché subissati da notizie sui social spesso destituite di ogni fondamento scientifico o perché frastornati dalle polemiche fra gli opposti schieramenti di coloro che sventolano la bandiera della “libertà di cura” in opposizione con quelli che sostengono il valore dello scudo della “tutela della salute pubblica”, il rapporto tra bene individuale e il bene pubblico è alla base del decreto 73/2017.
Se vogliamo fare un discorso serio su questo tema dobbiamo, prima di tutto, abbandonare questa contrapposizione tra “autodeterminazione” del singolo per la salute propria e dei figli e il “paternalismo statale” che dovrebbe correggere gli “errori” dei cittadini.
La salute è un bene fondamentale dell’uomo e la sua tutela è garantita dall’art.32 della nostra Costituzione. Questo è il punto di partenza sul quale, spero, tutti dovremmo essere d’accordo.
Il secondo passaggio è rispondere alla domanda: vaccinare sé e i propri figli è un “atto buono”che è giusto compiere perché ci rende moralmente e civicamente virtuosi, oppure no?
La vaccinazione è uno strumento ordinato al bene della salute che è, al medesimo tempo, un bene della persona e della comunità sociale oggetto della campagna vaccinale. Il primo e fondamentale bene, quello personale, non potrà essere conseguito effettivamente se non attraverso il secondo, e questo si realizza nella misura in cui i cittadini accettano di essere vaccinati in ordine al bene personale – e di riflesso, comune – che è la propria salute.
(Detto in altri termini: chi non può essere vaccinato è comunque protetto dal “gregge” in cui vive).
La natura “circolare” della immunoprofilassi la configura come un atto medico e sociale dalla valenza interpersonale; non avrebbe alcun senso vaccinare dalle malattie trasmissibili dall’uomo un naufrago su di un’isola deserta.
La categoria del bene comune risulta quindi decisiva per la la valutazione della prassi vaccinale in quanto le singole persone son chiamate a tendere alla realizzazione del bene comune anche quando operano per il giusto perseguimento del proprio bene individuale e quanti sono responsabili di organismi sociali, lo Stato e tutte le sue articolazioni, anche locali come Regioni e Comuni, devono sempre avere presente il bene di ciascun cittadino, in qualunque condizione e circostanza si venga a trovare, affinché il bene di tutti sia anche il bene di ognuno.
Il bene comune si distingue, per contenuto e funzioni, da altre forme di bene, pienamente apprezzabili – quale quello economico o del patrimonio ambientale o artistico nazionale – e non va confuso con il bene privato, né con il bene pubblico.
Questa è la confusione che continua a generarsi nella diatriba sulle vaccinazioni obbligatorie: non è una contrapposizione tra inviolabilità corporale e utilità sociale.
Nel bene comune della profilassi, il vantaggio che io traggo perché faccio parte di una comunità in cui le malattie trasmissibili son tenute sotto controllo, non può essere separato dal vantaggio che altri traggono dal fatto che io non sviluppi e possa trasmettere una di queste malattie.
La copertura vaccinale “può non essere oggetto dell’interesse di un singolo individuo, ma sicuramente è di interesse primario della collettività” e “la sua obbligatorietà può essere imposta ai cittadini da una legge”, come ha affermato, proprio ieri, il Consiglio di Stato respingendo un ricorso della Regione Veneto.
Il bene della vaccinazione è “comune” in quanto l’interesse della salute di ognuno si realizza assieme a quello della salute degli altri, non contro l’interesse degli altri (come accade con un bene esclusivamente privato) né a prescindere dall’interesse degli altri (come accade con un bene pubblico non condiviso).
Né individualismo né collettivismo, ma condivisione di una responsabilità verso la salute di tutti e di ciascuno, in particolare dei più vulnerabili che, in questo caso sono i bambini.

Francesco Gennaro

SULLA SENTENZA DEL TAR VENETO CHE HA RESPINTO IL RICORSO CONTRO LA CONVENZIONE ECOAMBIENTE DEL 27.02.2017

Nell’affrontare la complessità delle questioni connesse alla gestione del ciclo dei rifiuti nella provincia di Rovigo il MoVimento 5 Stelle si è attenuto a semplici e chiari obiettivi:

  • rivedere il progetto e il piano finanziario dell’abnorme ampliamento della discarica di Villadose, sovradimensionato e ingiustificato se si volesse davvero raggiungere gli standard corretti di raccolta differenziata e di riduzione del conferimento di rifiuti solidi urbani;
  • impedire la trasformazione che ormai appare sempre più obbligata della discarica di Villadose in una discarica di rifiuti speciali, provenienti per lo più da fonti extraprovinciali e in via potenziale anche dall’estero;
  • ridurre presto e drasticamente i costi della TARI, che ormai hanno raggiunto livelli abnormi, molto superiori a quelli riscontrati in altre città del Veneto;
  • restituire trasparenza, partecipazione e corretta gestione amministrativa dove abbiamo invece riscontrato quelle che a nostro giudizio sono procedure opache, in un agglomerato inestricabile di omissioni, abusi e

Non possiamo però non riconoscere che oggi la sentenza del TAR Veneto n. 629/2017 che ha rigettato il ricorso contro la “convenzione Ecoambiente del 27.02.2017” è una pietra d’inciampo rispetto agli atti che abbiamo intrapreso per conseguire i nostri obiettivi; è una sentenza che appare smentire le nostre argomentazioni.

Le sconfitte certamente pesano, ma gravano più a lungo e in modo più insidioso e corrosivo se non sono riconosciute, comprese e contrastate.

 

In questa sede è opportuno tralasciare il denso argomentare delle memorie delle parti contrapposte e concentrarsi sulla tagliente, ma anche basilare, semplicità della sentenza. Il giudice ha ritenuto il ricorso “in parte infondato e in parte inammissibile”. È inammissibile perché le motivazioni sostanziali addotte per chiedere l’annullamento della convenzione attengono ai contenuti ed «entrano nel merito della scelta sindacale» e giustamente la giurisprudenza non riconosce nel TAR la sede adatta per queste argomentazioni; tuttavia proprio eludendo le questioni di merito, il giudice può considerare il ricorso infondato e non accettare la vera questione oggetto del contenzioso: il fatto che la convenzione del 27.02.2017 sotto le spoglie innocue di una indicazione operativa transitoria [l’affitto del ramo d’azienda] costituisca invece una novazione e uno stravolgimento della precedente convenzione dell’11 novembre 2015, che imponeva la scissione trasformativa e la cessione del ramo d’azienda in modo stringente e con un cronoprogramma tassativo.

Secondo la sentenza

«La convenzione, quindi, non modifica l’indirizzo di integrazione societaria, ma anzi lo conferma, prevedendo nelle more l’affitto del ramo d’azienda relativo agli impianti di smaltimento di proprietà del Consorzio in modo da consentire da subito ad Eco-ambiente la gestione. Se poi la adozione di una soluzione interinale nelle more di quella definitiva (l’integrazione societaria) possa nella pratica ritardarla, cioè avere un effetto pratico dilatorio della stessa (peraltro contrastabile con le opportune iniziative acceleratorie) è questione di   mero fatto, successiva alla convenzione impugnata e non incidente sulla sua legittimità sotto il profilo del rispetto dell’indirizzo consiliare, che non ne è in alcun modo modificato.»

È evidente che non siamo riusciti a chiarire il punto focale: al di là delle formule di rito, dell’omaggio ambiguo e insincero agli impegni precedentemente presi e immediatamente disattesi, né il Comune di Rovigo né il Consorzio Rsu non possono o non intendono veramente procedere all’integrazione societaria.

L’affitto del ramo d’azienda non è un passaggio necessario per l’integrazione societaria, ma al contrario la via maestra per svuotarla e impedirla.

L’avvocato del Consorzio in effetti nella propria memoria, a pag. 6, ammette con piena convinzione la scelta per cui la convenzione dell’11 novembre 2015 e il relativo cronoprogramma dovevano decadere, e con ciò anche il ruolo primario di Ecoambiente nella gestione della discarica di Taglietto 1:

Tale programma di trasformazione delle società, tuttavia, non aveva successo per la mancata condivisione del progetto da parte dei Sindaci dei comuni della provincia di Rovigo i quali, invece, invitavano il Commissario del Consorzio RSU a proseguire nel processo di aggregazione tra il ramo di produzione del servizio del Consorzio e la Ecoambiente a suo tempo deliberato in sede di Assemblea di Bacino del 27 novembre 2014 e in vista della quale erano già state predisposte le perizie di stima da parte di professionisti appositamente incaricati.

Nel frattempo, nonostante il suo ruolo come sopra ricordato, Ecoambiente si rendeva inadempiente rispetto agli obblighi assunti con la Convenzione sottoscritta l’11 novembre 2015 per la gestione della discarica di Taglietto 1: tali inadempimenti venivano contestati alla società con atto di significazione e diffida prot. n. 768 del 18 luglio 2016 del Commissario che successivamente, su indicazione della Conferenza dei Sindaci del 12 agosto 2016 – dato il persistere dell’inadempimento – disponeva, con proprio decreto n. 1 del 12 agosto 2016, la decadenza della Ecoambiente s.r.l. dalla gestione della discarica di Taglietto 1).

Solo ritornando agli accordi precedenti del 2014 – relativi all’intera area della discarica e non solo alle vasche bonificate con il primo stralcio dei lavori – il Consorzio Rsu poteva riprendere pieno possesso di Ecoambiente ed utilizzarne la forza finanziaria per il completamento dell’intero ampliamento. Sappiamo che il Sindaco di Rovigo, che inizialmente aveva resistito strenuamente contro questa imposizione avvallata dagli altri Sindaci, si è piegato al diktat del Consorzio del dicembre 2016 ed ha subìto la nuova e diversa convenzione per la gestione di Ecoambiente, sotto la perdurante minaccia della rescissione dell’affidamento – minaccia che ancora oggi prosegue in pendenza di una diversa soluzione gestionale, rimandata al futuro Consiglio di Bacino.

Come leggiamo dalla documentazione recentemente trasmessa ai Sindaci per la loro approvazione, l’affitto del ramo d’azienda tra i vari beni patrimoniali esclude proprio la discarica, che resterà nel pieno godimento del Consorzio Rsu.

Perché ri-affittare come ramo d’azienda dei beni che sono già nella disponibilità   di Ecoambiente, e altri beni che non incidono direttamente nella gestione del ciclo dei rifiuti?

Perché invece di congelare il Consorzio tramite una spuria e distorta operazione societaria non adeguarne sin d’ora lo statuto al D. Lgs. 175/2016, a partire dall’art. 3, quindi riconvocando una assemblea validamente costituita e con “la nomina dell’organo di controllo”?

Perché? La nostra interpretazione è semplice: il Consorzio Rsu ha dichiaratamente ingenti problemi di liquidità ed ha bisogno di estrarre il più rapidamente possibile dalla propria azienda partecipata le risorse di cassa indispensabili per rimettersi in bonis e deve farlo prima della costituzione del nuovo Consiglio di Bacino (non a caso artatamente ritardata). Una volta ristorata la propria dotazione patrimoniale può ambire come azienda ancora sussistente – non liquidata né restituita alla piena proprietà delle amministrazioni Comunali tramite un legittimo voto assembleare – a perseguire il proprio progetto di ampliamento e sfruttamento della discarica di Villadose, sovradimensionata e vocata al lucroso conferimento di rifiuti speciali.

Si ammetterà che non è una questione che si può facilmente dipanare e attestare     di fronte al giudice del Tar, il quale pur avvertito del sospetto, si limita a consigliare di dar corso alle “opportune iniziative acceleratorie”. Sappiamo che non può rendersene conto, ma a noi che lo ascoltiamo la sua esortazione arriva     con una amara venatura di sarcasmo. Qui a Rovigo ritroviamo i vertici del Consorzio continuamente in carica da oltre un decennio e vi permangono avendo anche congelato o estromesso gli organi statutari; il direttore non-rappresentante legale è un lucidissimo ottuagenario; la regione Veneto non sa o non vuole intervenire al di là di moniti oltraggiosamente inascoltati (per inciso risponderà all’interrogazione 426 di Patrizia Bartelle?); i sindaci attendono pazienti – forse hanno capito o forse no che il Consorzio Rsu non si può sciogliere ora con debiti e obbligazioni pendenti che non sopportebbero una seria due diligence indipendente: il guaio comunque ricadrebbe su di loro.

In politica quello che si dice di voler fare e quello che si fa davvero capita che siano in forte contrasto. Oggi sappiamo che anche un giudice serio e rigoroso non può altro che attestarsi su una soglia di legalità irrilevante – superficiale rispetto alle correnti che si agitano sul fondo; magari la Corte dei Conti o l’Anac entrando nel merito potranno infine sancire che c’è davvero un responsabile chiamato a rendere conto ai cittadini, ma solo quando i guasti saranno già compiuti.

Abbiamo tentato consapevoli dell’urgenza una strada arrischiata e abbiamo perso, ma abbiamo acceso i riflettori e contribuito ad avvertire che il problema è grave, riaffermiamo che i consigli comunali non debbono più tralasciare le loro funzioni, denunciamo che il denaro pubblico non va distribuito – o dissipato – sulla cambiale dell’obbligo fiscale dei contribuenti, comunque costretti a ripianare quando il danno è fatto.

La verità emergerà da sé e i cittadini capiranno dove sta la ragione quando la TARI l’anno prossimo aumenterà ancora, come è inevitabile date le premesse.

Oggi abbiamo imparato di nuovo quello che dovevamo già sapere: solo con la partecipazione attenta e attiva dei cittadini le istituzioni potranno tornare a prosperare e meritare fiducia e rispetto; solo con un voto responsabile che non deleghi più tutto il potere ad una consorteria di eletti, il bene comune prevarrà davvero. Ma non è una garanzia che ci può dare la magistratura.

Ivaldo Vernelli

Allegati i documenti:

01 Ricorso TAR notificato 170510

01a Elenco ALLEGATI per il Ricorso al TAR

02 Memoria di costituzione Comune Rovigo

03 Memoria costitutiva Commissario liquidatore

04 Memoria udienza Ecoambiente

05 Note di udienza 15.06.2017

06 sentenza_629_2017_Tar_VE

07 M5S Rovigo – comunicato 170706

 

(foto Rovigooggi.it 23 maggio 2015)

A proposito del passante nord…

Riunione della III Commissione Consiliare del Comune di Rovigo – 04/07/2017

Oggetto: Atto di Indirizzo per la fattibilità tecnico ed economica relativo al collegamento tra Via Porta Adige e la S.S. 16 a Sud del Ceresolo.

Perché Veneto Strade, la Regione Veneto e il Comune di Rovigo vogliono a tutti i costi realizzare il passante Nord nel 2017, quando gli scenari di sviluppo sono completamente cambiati?

Il passante nord nasce per l’esigenza di non far passare il traffico pesante che percorreva la direttrice est-ovest (Adria-Lendinara) attraverso il centro cittadino per raggiungere il casello autostradale di Rovigo.

A settembre 2007, con l’apertura del casello autostradale di Rovigo Sud-Villamarzana, si è avuto un naturale spostamento dei flussi di traffico proveniente da Adria verso la SS16 in direzione Ferrara per raggiungere, dalla Transpolesana, il comodo casello di Villamarzana e non attraversare più Rovigo.

Nel 2002 è stata inserita nel piano triennale degli interventi regionali la sistemazione viabilistica della città di Rovigo. Vengono stanziati 24 milioni di euro, di cui 8 milioni a carico del Comune di Rovigo, per la sistemazione della SS16 (tangenziale est) e la realizzazione di un passante nord.

Nel 2003 è stato approvato dal Consiglio Comunale con DCC n. 65 del 17.11.2003 il progetto preliminare che prevedeva, per un importo lavori di circa 16 milioni di euro, soluzioni progettuali di sottopassi, rotatorie e bretelle di collegamento (mai realizzate successivamente) per la SS16 e la realizzazione del tratto terminale del passante a sud del Ceresolo, con sottopasso di attraversamento della rotatoria di via porta Adige (rotatoria Pittarello).

Nel 2004 è stata approvata dal Consiglio Comunale con DCC n. 100 del 11.11.2004 la variante al progetto preliminare, che modificava la parte terminale del tracciato del passante nord (spostato su via Calatafimi eliminando il sottopasso sotto la rotatoria di Pittarello) e cambiava le soluzioni progettuali sulla SS16 eliminando sottopassi a livelli sfalsati e realizzando al loro posto una rotatoria a raso all’incrocio di via Tre Martiri.

Nonostante furono eliminate opere per oltre 6 milioni di euro, il nuovo progetto semplificato è costato 18 milioni di lavori, invece di attestarsi attorno ai 10 -12 milioni.

Il quadro economico, che comprendeva oltre agli importi dei lavori anche le spese tecniche, gli espropri ecc., è salito a 28 milioni di euro.

A dicembre 2004 Veneto Strade, stazione appaltante, ha emanato il bando di gara per la progettazione esecutiva e la realizzazione delle opere, che si aggiudicherà nel 2005 l’ATI Consorzio Veneto Cooperativo (Capogruppo) – Cignoni Srl (Mandante) – CGX Costruzioni Generali Xodo Srl (Mandante).

Vengono realizzati: l’intervento con rotatoria a raso sulla SS16 e buona parte del passante nord, che non viene completato nel suo tratto terminale tra la SS16 e viale Porta Adige, fermandosi alla rotatoria cieca dietro il quartiere di via Kolbe. Manca la realizzazione del ponte di attraversamento del canale Ceresolo e le opere di allargamento di via Calatafimi, che da computo metrico si attestano a 1,3 milioni di euro.

Nel 2006 Veneto Strade avvia la procedura di esproprio nei confronti dei residenti su via Calatafimi, che ricorrono al Tar Veneto, perdendo con sentenza del 2008.

A settembre 2011 Veneto Strade presenta un nuovo progetto preliminare di completamento del passante nord, per un importo complessivo preventivato di oltre 6 milioni di euro di cui 3,5 milioni di opere, spostando il tracciato a sud del Ceresolo (pur essendoci un progetto approvato per via Calatafimi che costa 1,3 milioni di opere e una procedura di esproprio in atto).

Con nota del 30/07/2014, la Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici comunicava a Veneto Strade e al Comune di Rovigo il parere negativo in merito al “collegamento tra Via Porta Adige presso il Censer e la S.S. 16 a sud del Ceresolo” in attraversamento all’area arbustiva denominata “Parco Langer”.

Oggi siamo alla quinta Variante approvata e il Consiglio Comunale sarà chiamato a breve ad approvare l’Atto di Indirizzo per la fattibilità tecnico ed economica relativo al collegamento tra Via Porta Adige e la S.S. 16 a Sud del Ceresolo.

Con questa delibera presentata dall’Assessore Saccardin, il Comune di Rovigo si impegna ad approvare la versione cosiddetta Sud-Nord e precisamente: inizio della bretella con un tratto stradale a sud del Ceresolo di collegamento con la rotatoria attuale “cieca”, parallelo a Via Calatafimi, collegamento dello stesso con Via della Costituzione e prosecuzione del tratto stradale fino all’altezza del palazzetto dello Sport, realizzazione del ponte sullo scolo Ceresolo e allargamento di Via Calatafimi a nord dello scolo fino all’immissione con la rotatoria in Viale Porta Adige.

Cosa strana, il consigliere Sguotti presente in III Commissione ha asserito che del collegamento con Via Calatafimi (leggasi ponte) a servizio dei residenti (quelli che hanno perso il ricorso al TAR nel 2008, per intenderci) e del possibile collegamento con Via De Polzer, non se ne era mai parlato in maggioranza!

A parte questi attriti interni alla maggioranza, rimane da chiederci: ma è ancora veramente necessario realizzare quest’opera? O meglio, a chi porterà vantaggio? Perché si sa, in Italia, fatta la strada il valore dei terreni nelle vicinanze aumenta e spunta la Variante al P.I. (ex P.R.G.) e qualcuno si arricchisce!

Tornando però all’Atto di Indirizzo per l’approvazione del passante Sud-Nord è evidente che di tecnico c’è ben poco e di economico proprio niente! (mancano completamente le valutazioni economiche delle tre soluzioni di cui da più tempo si parla, anche per mettere i consiglieri nelle condizioni di scegliere in maniera oculata, attenta e senza imposizioni).

Veneto Strade verrà invitato a presentare il progetto definitivo in Consiglio Comunale e solo allora i Consiglieri comunali “tutti” potranno conoscere quanto verrà a costare alla comunità il completamento dell’opera secondo il tracciato scelto.

C’è qualcuno che pensa che costruire il Passante Nord possa evitare che il traffico da Adria si riversi su Viale della Pace; bisognava pensarci prima invece di costruire la caserma dei Vigili del Fuoco e la nuova Questura sulla stessa arteria (e in senso inverso l’accesso all’Ospedale per i rodigini continuerà ad avvenire sempre da Viale Porta Adige…).

Inoltre l’Assessore Saccardin ha presentato solo ieri la Relazione sull’Analisi del flusso veicolare all’intersezione di Viale Porta Adige e Via Calatafimi a firma dell’ing. Michele Artusato datata settembre 2016.

Tale rapporto, che tiene conto di un’analisi del flusso di traffico misurato nel settembre del 2016, giunge alle conclusioni che: “Nel complesso l’innesto del Passante Nord su Via Calatafimi con la nuova configurazione a doppia (e/o semplice) rotatoria del nodo comporterebbe anche per un incremento di soli 300 veicoli/ora, la saturazione del nodo in ora di punta e la generazione di significativi fenomeni di accodamento” (calcolati in circa 30 secondi a fronte dei 5 secondi attuali).

Questa rotatoria proposta dall’ing. Cavallaro del Comune di Rovigo, o invece quella “migliorativa” ad anello unico proposta dallo studio dell’ing. Artusato, comunque genererebbe un rallentamento del flusso veicolare Sud-Nord in uscita dalla città; inoltre lo studio dei flussi di traffico non poteva tenere conto dell’incremento di auto che necessariamente si avrebbe con la realizzazione del nuovo supermercato che sorgerà al posto della ex piscina Baldetti.

Noi ci chiediamo: non è ora che i soldi pubblici non vengano più spesi per opere ormai non più necessarie per il Comune di Rovigo e oseremmo dire per l’intera Provincia?

La zona industriale e l’Interporto ha da sempre bisogno di uno sbocco verso le autostrade e perché non prolungare la c.d. bretella “Gentili” (a patto di cambiare nome della bretella… e del tecnico) verso la rotatoria di Via Amendola? Lambire il quartiere di S. Pio garantirebbe ai residenti di Via Mascagni un altro sbocco che non sia il solo imbuto del sottopasso di Marabin e permetterebbe alla Zona Industriale e all’Interporto di collegarsi infine con il casello di Rovigo o la rotatoria di Via Merlin.

E perché non proseguire a metà di questa strada verso Sud e chiudere l’anello con la vicina Transpolesana, con la Padova Bologna e con la Valdastico?

Rovigo ha bisogno di un patto che garantisca una progettazione a lungo respiro e che garantisca una progettazione che non si esaurisca col il mandato di un Sindaco!

Serve una lungimiranza politica che sappia vedere oltre i cinque anni di un mandato e che sappia costruire una viabilità tutt’attorno alla città (Circonvallazione Ovest oggi mancante).

Movimento 5 Stelle – Rovigo

Ricorso al Tar

Schermata 2017-05-18 alle 16.17.54Ecco la copia del Ricorso al Tar che il consigliere Ivaldo Vernelli (sostenuto dai consiglieri e attivisti del Movimento 5 stelle di Rovigo) ha dovuto predisporre in assenza di un benché minimo cenno di risposta da parte dei colleghi consiglieri comunali alla sua email del 15 marzo scorso nella quale denunciava l’azione illegittima del Sindaco di Rovigo, con pregiudizio dell’interesse dei cittadini e a solo vantaggio degli interessi e della strategia del Commissario Liquidatore del Consorzio Rsu.

Come è noto il Sindaco non ha mai risposto alle gravi contestazioni che abbiamo presentato in tutte le sedi dopo il suo sorprendente e sconsiderato voltafaccia del dicembre scorso: non ha mai spiegato che cosa l’abbia indotto a rinunciare ex abrupto alla sua linea in difesa di Ecoambiente srl rispetto al diktat del Consorzio Rsu che pretende il ripiano totale dei costi accumulati e la manleva rispetto alle obbligazione assunte anche extra legem nel corso degli anni. (convenzione)

Il Ricorso è il primo degli atti che riteniamo di dover adottare per impedire che le responsabilità del Consorzio Rsu siano occultate con un dubbio, opaco e maldestro “affitto d’azienda” che vorrebbe garantire un salvacondotto, un vero e proprio condono tombale delle responsabilità del Commissario Liquidatore e dei dirigenti dell’ente, nell’imminenza dello scioglimento con la costituzione del Consiglio di bacino – ormai evidentemente improcrastinabile.
 
Il MoVimento 5 stelle è a favore dell’obiettivo “Rifiuti zero” e del massimo impegno per la differenziazione, il recupero e il riciclo;
riteniamo ingiustificato l’ampliamento della discarica di Villadose che si contrabbanda invece come necessario per una bonifica che dovrà invece essere ultimata altrimenti, chiamando in causa anche i precedenti gestori;
ci opponiamo alla monetizzazione dello smaltimento dei rifiuti speciali;
non vogliamo importare a Villadose i rifiuti speciali prodotti fuori della provincia di Rovigo;
vogliamo imporre la totale trasparenza e la immediata riduzione dei costi indebiti nell’applicazione della TARI, che come è noto a Rovigo è da anni al livello più alto di tutto il Veneto.

 

I prortavoce provinciali del MoVimento 5 Stelle vi invitano ad una conferenza stampa che si terrà sabato 20 maggio 2017 alle ore 11:50 presso la Sala Gruppi del Comune di Rovigo per presentare le iniziative conseguenti al Ricorso al Tar per l’annullamento della Convenzione di Ecoambiente srl del 27 febbraio 2017.

Il primo atto è una interrogazione presentata in Consiglio Regionale da Patrizia Bartelle sul ruolo e le azioni del Commissario Liquidatore del Consorzio Rsu – il testo della interrogazione sarà distribuito nel corso della conferenza stampa.

Se Crozza accettasse l’invito di Bergamin…

 

pannello-infoOramai tutti in città hanno perlomeno sentito parlare della querelle tra Maurizio Crozza ed il Sindaco Massimo Bergamin, nella quale il comico ha utilizzato due volte la città di Rovigo per le sue parodie della trasmissione di Maurizio Belpietro “dalla vostra parte”, trasformandola in “dalle nostre parti”.

Nella sua prima risposta, Bergamin invitò Crozza in città per dimostrare al comico che Rovigo non è esattamente come Crozza la rappresenta, fatto peraltro evidente, trattandosi, appunto, di una parodia. Senza voler rimarcare il fatto che, se è stata scelto proprio il capoluogo polesano, città sconosciuta perlomeno a livello di localizzazione geografica (a chi non è capitato di dover rispondere alla domanda “Rovigo? E dov’è?” “Vicino a Venezia! Ah, ora ho capito”), un motivo ci sarà, immaginiamo che il comico genovese accetti l’invito.

Anzi no, lo invitiamo anche noi: Caro Maurizio Crozza, venga a trovarci a Rovigo, le strisce pedonali e la segnaletica, sia orizzontale che verticale ci sono ancora!

Tornando a noi, immaginiamo il comico che visita la città: se è stato fortunato a non subire una contravvenzione per eccesso di velocità da uno degli oltre 100 autovelox che costellano il capoluogo rodigino (Crozza, attento ai limiti di velocità!) potrebbe iniziare ammirando il Tempio della Beata Vergine del Soccorso, che tutti in città conoscono come “La Rotonda”, luogo di culto ed apprezzata pinacoteca della pittura barocca veneziana. Potrebbe ammirare? Sì, se la trova aperta la può ammirare… già qualche anno è stata sull’orlo della chiusura per il taglio dei fondi da parte del Comune. Niente paura, Crozza, qualora non la trovi aperta può visitare l’Accademia dei Concordi, altro fiore all’occhiello della città. Quella la troverà aperta, ma anche in questo caso, ha rischiato grosso… eh, sig. Crozza, sa, i fondi a disposizione sono sempre pochi, ci sono un sacco di cose da sistemare, i tagli dei trasferimenti statali, ogni anno sempre più pesanti, ci tolgono risorse, ci soffocano. La città rimane comunque bellissima, anche se piccola: potrebbe visitare la Gran Guardia, oltrepassare il Corso del Popolo. Attenzione a non farsi investire, Crozza! Non lo sa che il Corso del Popolo, da quando Bergamin è sindaco è aperto al traffico? E’ una strada, lo sappiamo, ma da quando è stato restaurato non è propriamente adatto a sostenere un volume di traffico del genere. Se si dovessero formare delle buche? Si uniformerebbe alle altre strade della città… e le dico una cosa di più…. se un cittadino distrugge il mezzo con cui inavvertitamente ne ha incontrata una e sapeva che quella buca esisteva, la colpa è sua che doveva evitarla e deve pagare pure una multa! Lo so, sembra una barzelletta, ma non lo è, Crozza, si fidi. Attraversato il Corso del Popolo potrebbe ammirare il Duomo di Rovigo e quindi proseguire per uno dei vicoli della città, in cui le vetrine sono sporche ed i locali vuoti. Colpa della crisi, le attività commerciali – minori, gli ipermercati sorgono come funghi in ogni dove – a Rovigo nascono, crescono e muoiono in un tempo minore di quanto duri il brano “il cerchio della vita” del Re Leone. Il cerchio della vita di un’azienda polesana purtroppo è di durata inferiore, la ripresa è lenta in tutta Italia e qui forse un po’ di più, di conseguenza il lavoro scarseggia e qualcuno decide di uccidersi sotto un treno – ormai dalle nostre parti buttarsi tra le rotaie in attesa di essere travolti va tristemente di moda – perché non ne trova uno… ma se è fortunato e ne trova uno, magari con uno stipendio al limite dell’indigenza, è possibile ne rimanga vittima: il Polesine è la provincia veneta con il più alto numero di morti bianche, nonché tra le prime in Italia. Se non ne rimanesse ucciso sul colpo, il lavoratore ferito verrebbe trasportato d’emergenza in ospedale: probabilmente ne uscirebbe alcuni giorni dopo. La degenza? Sì, anche quella, ma anche ore su ore per essere visitato stipato in una stanza con altre persone e, se le condizioni non sono troppo gravi, può capitare di rimanere seduto per 5-6-7 ore su una sedia a rotelle. Tale condizione vale comunque per tutti, dall’operaio al ricco imprenditore al consigliere regionale. Non è nemmeno possibile prendersela con gli operatori e con gli infermieri, in quanto a volte lavorano anche di più del consentito, pur di garantire un minimo di servizio, è che sono troppo pochi. Scusi la divagazione, Maurizio. Ti devo mostrare una primizia, una cosa che non hai mai visto (o forse sì, le opere pubbliche in Italia o costano dieci volte quanto previsto dal progetto originale oppure hanno problemi. Ah scusa, spesso queste condizioni si verificano contemporaneamente, hai ragione): un sottopasso allagato anche se non piove da settimane. No, non è colpa di Bergamin, il sottopasso è stato terminato prima che lui diventasse sindaco ed ha promesso che i lavori per risolvere il problema inizieranno a breve, è colpa di queste maledette falde acquifere, che compaiono all’improvviso… Magari ciò avviene perché sono permalose e si spostano, dato che i terreni soprastanti sono trasformate in discariche per tutto il Veneto ed a volte contengono rifiuti speciali e pericolosi.

Lo so, Mauri (oramai siamo in confidenza e ci diamo del tu) troppi problemi. Un po’ di svago all’aria aperta ci vuole, ma non da quella parte: di là ci sono le fonderie e, sebbene l’Arpav affermi che non ci sono problemi di inquinamento, voci affermano il contrario. No, ti porto allo stadio “Battaglini” ad assistere ad una partita del Rugby Rovigo Delta, campione d’Italia, in uno stadio piccolo ma carino. Altre attività sportive in città? Beh, sì, ci sono, ma gli impianti sono vecchi ed in qualche caso, al limite dell’inagibilità. I più colti direbbero “obsoleti”… ma in un’Italia, noto paese produttore di petrolio e membro dell’OPEC, dove si guarda alle trivellazioni come fonte energetica per il futuro e si investe poco o nulla su internet ad alta velocità e fonti energetiche rinnovabili, che manchi la programmazione in fatto di impiantistica sportiva sembra, perlomeno, coerente. Per rimanere coerenti, gli impianti scolastici del capoluogo polesano sono ormai consumati, consunti: speriamo nessun bambino ci rimanga seppellito sotto. Il Comune fa quello che può… ma mancano sempre le risorse… forse la scuola non è tanto buona, a Rovigo. Come regalo per il suo ritorno a casa, Mauri, ti lascio una rosa, simbolo della città dai tempi dell’Ariosto, cosicché tu possa portarla a tua moglie. Mancano delle foglie? Strano, pensavo che la processionaria si mangiasse quasi ogni tipo di pianta, ma sulle rose non l’avevo mai vista… Sig. Crozza, noi a Rovigo ti invitiamo, così come ha fatto Bergamin, così ti renderai conto della situazione in città e potrai raccontare a tutta Italia quella che è la situazione in cui viviamo (o sopravviviamo?) quotidianamente.  

Movimento 5 Stelle Rovigo                                        

P.S. Si, è vero, in città ci sono anche immigrati, accadono furti e c’è delinquenza in generale. Ma questo l’avevi già detto tu.

Alert: aggiornamenti su Ecoambiente dal Consiglio del 14 marzo 2017

Lettera aperta ai colleghi del Consiglio comunale:

Inoltro qui  la convenzione firmata dal Sindaco con il Consorzio Rsu senza mandato preventivo del Consiglio comunale di Rovigo.

Richiamo l’attenzione in particolare sull’art. 3 c. 2 e sull’ art. 4 c. 2 del dispositivo approvato dal Sindaco, in palese contrasto con le raccomandazione della Corte dei Conti [Deliberazione n. 111/2017/PRSP].

Di fatto questa convenzione scarica completamente su Ecoambiente srl, quindi sulla tariffa Tari, e in ultima istanza sul Comune di Rovigo tutti i costi della gestione liquidatoria del Consorzio Rsu – una manleva di fatto e a piè di lista per le eventuali responsabilità patrimoniali del Commissario Liquidatore e del Direttore generale – senza nemmeno aver avviato la ricognizione dei “rapporti giuridici attivi e passivi in essere” [art. 5 c. 3 a) della L.R. 52/2012] e senza prevedere il contestuale passaggio di proprietà degli impianti !!

Si consideri anche la mancanza di qualunque atto autorizzatorio da parte dei legittimi proprietari del Consorzio Rsu [il Comune di Rovigo e gli altri Comuni consorziati] per questo sgravio al buio, assoluto, non delimitato né circostanziato per una gestione amministrativa opaca, incontrollata e inverificabile essendo stati esautorati tutti gli organi del Consorzio, compreso il collegio dei revisori – nella violazione palese della normativa sulla trasparenza e l’anticorruzione [= bilanci del Consorzio Rsu ].

Prego i colleghi di esaminare con la dovuta attenzione le considerazioni che ho esposto oggi in Consiglio: siamo ancora in tempo per salvare il Sindaco dal cappio predisposto e avvallato con la sua firma, che per ora lo impegna solo a titolo personale.

La Convenzione può ancora essere revocata in autotutela con un tempestivo atto formale da parte del Consiglio Comunale.

Invito il Presidente della 1a Commissione a convocare quanto prima una seduta di approfondimento sulla documentazione qui allegata.

Ivaldo Vernelli e Francesco Gennaro
Consiglieri Movimento 5 stelle
Portavoce dei cittadini in Comune  di Rovigo

Il Sindaco ha coperto di ridicolo la nostra città

Che Crozza per il suo nuovo show abbia scelto come emblema della città xenofoba proprio Rovigo dovrebbe far riflettere sull’idea della città e dei suoi abitanti che il Sindaco ha contribuito pesantemente a creare con le sue comparsate in televisione degli ultimi mesi, ovvero quella di un luogo abitato da zotici e razzisti”: questo il nostro commento alll’episodio che ha dato a Rovigo i famigerati “15 minuti di notorietà” venerdì sera.

Rovigo non si merita né di essere sbeffeggiata in diretta nazionale né di essere governata, se di governo si può parlare, da un Sindaco-Giustiziere della Notte che da due anni ci ha fatto passare dalla ruspa salviniana, alla detenzione di pistole da parte dei vigili urbani –che a differenza delle forze dell’ordine non sono adeguatamente formati per utilizzare armi da fuoco- alla richiesta dell’esercito in città ad ogni furto al <<datemi i manganelli e raddrizzo la città in sei mesi>> di qualche settimana fa. 

Quello della gestione degli immigrati è sicuramente un problema che va affrontato, ma a nostro avviso, soprattutto a livello di governo centrale, con la revisione di alcuni trattati – su tutti quello di Dublino – e delle politiche europee attuate ma sulle quali la competenza del primo cittadino è limitata. Il dubbio che stia insistendo su queste questioni per nascondere le inefficienze e le mancanze della sua amministrazione sorge spontaneo: i temi dell’immigrazione e della malavita sono sentiti dai cittadini e di questi il Sindaco parla ampiamente, non altrettanto invece fa sulla la fusione Centro Veneto Servizi-Polesine Acque, che a nostro avviso va impedita, e sull’affaire Ecoambiente, aziende sulle quali la Corte dei Conti – e nel caso di Ecoambiente l’ANAC – ha rivolto le proprie indagini esprimendo un giudizio di ammonimento riguardo la loro amministrazione: anche se si vuole far passare il tutto in sordina quanto sta avvenendo al loro interno, queste “utilities” sono fondamentali per i cittadini. Se il nostro primo cittadino vuole però parlare “alla pancia dei cittadini”, lo sfidiamo a farlo anche sulle buche, in alcuni casi voragini, che ormai costellano le strade del capoluogo polesano e che tra avvocati e risarcimento danni pesano sul bilancio comunale per alcune centinaia di migliaia di euro ogni anno”

Ci auguriamo che durante la prossima comparsata in televisione il Sindaco promuova la città ed i suoi aspetti migliori, a partire dal Teatro sociale – uno dei più famosi in Italia -, in modo che Rovigo torni ad essere, nell’immaginario collettivo, quella che Ludovico Ariosto celebrava secoli fa come “città delle Rose” nel suo Orlando Furioso.

Infunfor è in regola?

Vorremmo sapere dal nostro Sindaco se la Ditta InfunFor S.p.A. abbia provveduto entro il 29.09.2014 all’adeguamento dei valori di immissione ed emissione della rumorosità prodotta dall’impianto, ai limiti previsti dalla zonizzazione acustica comunale e se il nuovo Piano di classificazione acustica del Comune di Rovigo ha tenuto in considerazione quanto appunto imposto dalla Provincia di Rovigo a InfunFor S.p.A. con la Determinazione dell’Area Ambiente della Provincia di Rovigo, N.3219 del 27/11/2013 (punto3, lett.n).

Vorremmo conoscere inoltre a chi sia stato affidato l’incarico di far rispettare i parametri acustici, definiti dalla zona in cui è compresa anche la fonderia InfunFOR S.p.A., e come eserciti la sua azione di controllo.

infunfor

 

Non ci interessa il solito rimpallo delle responsabilità tra Comune, Provincia e Arpav; quello che davvero ci preme è che la nuova proprietà “messicana” della fonderia si renda conto di trovarsi in un’area industriale alla prima periferia di un capoluogo di provincia e a ridosso del centro abitato della frazione di Borsea.

Un ex Assessore, in una delle sue non felici uscite, ebbe a dire che la zona delle case popolari di Viale dell’Artigianato è «un ghetto fatiscente e insalubre», perché «troppo vicina alla fonderia» (ha trascurato di dire che questa zona è da sempre abitata da cittadini di Rovigo che si respirano le esalazioni della InfunFOR S.p.A., ora innocue, ora nocive, a seconda della convenienza politica).

Gli abitanti di Borsea sono pure stanchi di essere la contropartita di un ricatto occupazionale che coinvolge, da una parte circa 200 lavoratori con le loro famiglie e, dall’altra l’intera popolazione della frazione di Borsea.

La nuova proprietà deve comprendere che, se vuol rimanere nella zona Sud di Rovigo, deve ottemperare a tutte le prescrizioni che vengono loro imposte dalle leggi nazionali ed europee, nel rispetto della salute pubblica e del principio di precauzione.

Soprattutto d’estate il problema dell’inquinamento acustico e della qualità dell’aria prodotto dalla fonderia si accentua maggiormente.

Non ci resta dunque che avvertire tutti i concittadini che ARPAV offre comunque un servizio pubblico e che, per i controlli che sono tenuti a fare, è possibile telefonare allo 0425/473211. Bisogna pretendere che le verifiche vengano effettuate ogni qualvolta che quell’odore, quei rumori molesti e le polveri si manifestano.

Oggi in più si è palesata l’ipotesi di togliere dal centro della frazione di Borsea anche la centralina Arpav perché è stato affermato che è di vecchia generazione e non è collegata online alla centrale. Noi affermiamo fermamente che tale centralina debba rimanere al suo posto e tutt’al più che essa venga ammodernata.

Nei primi giorni di Febbraio le centraline Arpav a Rovigo hanno registrato una concentrazione delle famose Pm10 pari a 172 mg/mc (un livello allarmante che supera di oltre tre volte la soglia di tolleranza e quasi il doppio quella di allarme).

Se l’attuale primo cittadino si preoccupa della salute di tutti gli abitanti e, in particolare di quelli residenti nella zona più a Sud, dovrebbe convocare le parti politiche, sindacali e imprenditoriali e verificare se è stato fatto tutto il possibile per preservare la salute dei cittadini.

Noi tuttavia proseguiremo questa nostra battaglia e ci rivolgeremo per l’ennesima volta alla Provincia, ad Arpav e ai parlamentari italiani ed europei del Movimento 5 Stelle. Siamo sicuri che questa questione meriti l’attenzione di tutti i cittadini e ogni possibilità di reperire fondi nazionali o europei per sanare o spostare in altro sito la produzione di InfunFOR SpA.

 

                                        Gruppo M5S – Rovigo

MOZIONE DI SFIDUCIA

MOZIONE DI SFIDUCIA DEL SINDACO DEL COMUNE DI ROVIGO

Rovigo, 12 dicembre 2016

I sottoscritti Consiglieri sottopongono all’esame del Consiglio Comunale la presente mozione di sfiducia del Sindaco, formalizzata ai sensi dell’art. 52 del D. Lgs. 267/2000.

MOZIONE DI SFIDUCIA

e pertanto si chiede
di procedere come previsto dell’Art. 52 c. 2 del D. Lgs. 267/2000 al voto di sfiducia nei confronti del Sindaco del Comune di Rovigo.

i consiglieri comunali Movimento 5 stelle

Francesco Gennaro
Ivaldo Vernelli

 

Un grande Polesine ha detto NO

“Il NO ha vinto. Oggi è un giorno storico per l’Italia, per il Veneto e per la nostra provincia di Rovigo, dopo il voto del 2 giugno del ’46, quando si sceglieva tra Monarchia o Repubblica”. Queste le dichiarazioni, affidate ad una nota, della Consigliera regionale Patrizia Bartelle (Movimento 5 Stelle) dopo la giornata di ieri, caratterizzata “dalla grande attesa per un risultato che, sulla carta, sembrava incerto fino all’ultimo voto. La volontà del popolo, ormai maturo e partecipante quando ci sono in ballo la difesa della democrazia tramite i capisaldi della Carta Costituzionale, si è palesata fin dai primissimi exit-pool lanciati subito dopo la chiusura dei seggi.”“Perché questo voto – prosegue l’esponente pentastellata – è stato importante? Perché la riforma firmata Renzi/Boschi/Verdini tentava di scardinare le basi democratiche che la stessa Costituzione preserva e tutela, tramite i fondamentali contrappesi delle due Camere e della Corte Costituzionale, la forma democratica della nostra Italia nella forma dello Stato. Il popolo, pur se martellato per mesi da spot renziani, che finalmente hanno fallito, e da ipotesi di scenari da brivido, ha saggiamente preferito mantenere l’attuale assetto istituzionale in attesa che una riforma elettorale possa finalmente sancire un Parlamento di eletti che a sua volta dovrà prendere in mano la riforma costituzionale per modificarla soltanto in quei punti che possano renderla più moderna e attuale”.

“Il Movimento 5 Stelle in Polesine – puntualizza Bartelle – ha saputo con i denti difendere questo voto nelle varie sezioni dove erano presenti i nostri Rappresentati di lista. Un grazie grande e sincero a loro e a tutti coloro che, in qualsiasi modo, hanno contribuito al successo elettorale. È doveroso rivolgere un grazie particolare anche ai vari Comitati per il NO con i quali abbiamo collaborato in modo rispettoso e proficuo: questa vittoria è anche la loro vittoria. Insieme a loro, noi siamo il popolo e abbiamo detto NO.

Patrizia Bartelle